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L'Achillea




Prima pubblicazione Gennaio 2017 - © Giada Scarnato
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E’ un’erba perenne conosciuta con tantissimi nomi diversi: Millefoglie, Ortica del diavolo, Erba delle vergini, Erba pennina, Erba dei tagli, Sanguinella ed Erba del soldato. Ma deve il suo nome scientifico (Achillea millefolium) all’eroe omerico Achille. Si racconta, infatti, che Achille apprese l’arte di guarire con le erbe dal mitico pedagogo Chirone: quando il suo amico e alleato Telefo, re di Micene, cadde a terra sanguinante a causa di una ferita inferta dallo stesso Achille, questi, impastata l’Achillea con “polvere di spada” (dietro consiglio di Venere) riuscì a curarlo. L’aggettivo “millefolium” è dovuto, invece, al fatto che le sue foglie presentano numerosissime divisioni.

L’Achillea cresce nei prati e lungo le strade delle regioni montane di tutta l’Europa, praticamente su ogni tipo di terreno. In Italia si rinviene assai frequentemente, sovente a carattere infestante; è una pianta resistente alla siccità e la sua altezza va dai 30 cm ai 60 cm. In primavera compaiono i suoi fiori, capolini bianchi o rosati.
Proprio le sommità fiorite costituiscono la parte della pianta utilizzata in medicina ed erboristeria. Esse vengono raccolte recidendo i fusti a 10-15 cm sotto l’infiorescenza nel periodo estivo (da giugno a settembre) avendo cura di farle, poi, essiccare, riunite in mazzi, appese all’ombra e in un luogo ventilato. Si conserveranno in sacchetti di carta o di tela.

Già nell’antichità l’Achillea aveva una certa fama venendo utilizzata per le sue proprietà cicatrizzanti e disinfettanti, ma anche oggi la possiamo considerare preziosa per la farmacopea.
Ha diverse azioni oltre quelle già citate: tonica, eupeptica, depurativa, diuretica, astringente, antispastica, sedativa (contro la tensione nervosa), carminativa ed altre ancora. Utile l’infuso per i disturbi della circolazione, nelle nevrosi, nella gotta, nei reumatismi, in caso di varici e, per uso esterno, in caso di ulcere e ferite (a mo’ di lavaggio o di impacco).
Non solo. L’Achillea è un ottimo rimedio per le mestruazioni dolorose, per i dolori di stomaco e nelle gastriti. Infatti l’abbadessa S. Ildegarda, monaca fitoterapeuta del 1100, la raccomandava come rimedio contro le mestruazioni dolorose, il sangue dal naso e, addirittura contro l’epilessia!
Il decotto è, invece, adoperato per curare il catarro, la diarrea e, per uso esterno, per cicatrizzare ulcerazioni, ragadi, fistole, dermatosi varie e nei casi di perdite sanguigne causate da emorroidi e ferite. Con l’acqua del decotto si preparano bagni rilassanti (anche contro l’ansia da menopausa), regolatori della circolazione capillare e per decongestionare pelli delicate e irritabili.

In cosmesi è utile nei preparati per curare l’acne giovanile, nelle maschere di bellezza per la pulizia del viso (pelli grasse) e per eliminare i punti neri.

In cucina però non viene adoperata molto in quanto ha un sapore amarognolo, anche se il popolo conosce un’altra virtù dell’Achillea, ovvero quella di conservare inalterato il vino mettendone un sacchetto di semi nella botte.

Un’avvertenza: evitare di esporre al sole la pelle bagnata col succo della pianta.

L’Achillea non è una pianta molto coltivata: nelle sue tre specie più note viene impiegata per lo più nella realizzazione di aiuole (grazie ai suoi eleganti capolini) e di bordi di piante perenni. Si moltiplica per divisione ma, facilmente, anche per seme. Non richiede un particolare tipo di terreno e si adatta a qualunque posizione.



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