I vulcanelli di fango di Terrapelata - Stelle degli Iblei

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I vulcanelli di fango di Terrapelata

Villaggio Santa Barbara, Caltanissetta


Giugno 2015 - © Felice Placenti
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Le maccalube

Maccalube, o Macalube, deriva da maqlub, un termine che gli arabi usavano per indicare il "ribaltamento della terra" o la "terra che si ribalta".
I vulcani di fango, nel mondo, non sono tanti ma la Sicilia ne è piena. Piccole o grandi maccalube si trovano un po' ovunque: alle falde dell'Etna, sui Monti Erei, sui Monti Sicani, nella Piana di Gela e nelle ultime propaggini iblee che si affacciano su di essa.
Di alcune, attive nei secoli passati, oggi si è persa traccia. Altre sono di entità talmente piccola da risultare quasi del tutto sconosciute.

Le maccalube sono piccole emissioni di fango, gas e idrocarburi che formano strutture simili a vulcani in miniatura con tanto di crateri e colate. Sono dovute alla risalita di gas sotterranei, per lo più metano e secondariamente anidride carbonica e tracce di idrocarburi. I gas trasportano in superficie anche piccole quantità di acqua e argilla sottoforma di fango. Questo fango è spesso ricco di sostanze minerali: in alcuni casi ossido di ferro, in altri i sali della formazione gessoso-solfifera. E' proprio questa emissione di fango che forma piccoli coni la cui altezza può andare da qualche centimetro ad alcuni decimetri.
L'emissione è intermittente e si verifica con produzione di bollicine, gorgoglii e rigurgiti di fango. A lungo andare l'area assume l'aspetto di una collinetta argillosa cosparsa di conetti, polle d'acqua gorgogliante e colate di fango.
Tranne che nel caso dei vulcanelli di Paternò e Belpasso, sulle pendici dell'Etna, l'attività non è legata al vulcanesimo propriamente detto, cioè alla presenza di corpi lavici in profondità. L'esistenza delle maccalube è spesso dovuta, invece, alla volatilità dei gas e alla circolazione di acque nel sottosuolo a causa di gradienti termici (differenze di temperatura) tra le zone più profonde e quelle più superficiali.
L'attività varia con la pressione atmosferica e le precipitazioni atmosferiche. Di tanto in tanto avvengono improvvisi eventi "parossistici" (definiti anche ribaltamenti) che, attraverso l'emissione "esplosiva" di gas, scagliano il fango a grandi altezze (anche alcune decine di metri), rivoltando e sconvolgendo l'area. Al termine del parossismo l'area appare come una collinetta su cui un enorme aratro ha dissodato il terreno.
I parossismi sono improvvisi e, come abbiamo avuto modo di constatare recentemente, possono essere letali per chi si trova tra i vulcanelli. Non possiamo dimenticare il tragico evento che nel 2014 causò la morte dei due fratellini, Carmelo e Laura, in visita alla Riserva Naturale "Macalube di Aragona"!

Nel 2008 un importante ribaltamento ha interessato anche le maccalube di Terrapelata, a Caltanissetta. Questi vulcanelli si trovano sulla collinetta chiamata "il Vulcanello" o "Collina dei Vulcanelli", in C.da Terrapelata, nel Villaggio Santa Barbara.

Ma... un attimo! Lo sai dove si trova il Villaggio Santa Barbara? Guarda la cartina che ho preparato con Google Maps:


Il Villaggio Santa Barbara e il ribaltamento delle maccalube

Il Villaggio Santa Barbara è sorto nell'800 per ospitare le famiglie dei minatori. Nella zona, infatti, si trovavano diverse miniere di zolfo, oggi inattive come tutte le altre zolfare siciliane. Ma già allora era nota la presenza dei vulcanelli. Non a caso la contrada era già detta Terrapelata a causa della presenza del fango eruttato dalle maccalube che, essendo salato, ostacola la crescita della vegetazione (la Collina dei Vulcanelli è pelata, cioè nuda, priva di vegetazione).
Come dicevo, nell'estate 2008, ad agosto, si è verificato un evento parossistico che ha sconvolto la Collina. Il parossismo è stato talmente importante da lesionare strade ed edifici. Al termine del parossismo molti edifici sono risultati inagibili!
Subito dopo quell'evento, a settembre, io e Giada provammo a visitare la zona ma, a causa della pericolosità del sito, l'area era ancora interdetta e sorvegliata, così fummo costretti a tenerci a debita distanza.
Tuttavia riuscimmo comunque a scattare alcune foto.


La situazione nel 2008



vulcanelli di terrapelata

Sulla Collina il terreno ha subito il "ribaltamento" ma già, a distanza di circa un mese dal parossismo, si sono riformati i vulcanelli con le relative colate di fango.


vulcanelli di terrapelata

Ancora un'immagine della Collina ribaltata e dei primi vulcanelli di fango.


vulcanelli di terrapelata

Un vulcanello di fango.


vulcanelli di terrapelata

Una veduta della Collina che mostra chiaramente la devastazione conseguente al parossismo. Si notano diversi conetti di fango.



Terrapelata nel 2015

Eccomi di nuovo in viaggio. Questa volta con l'amico Sandro.
Ci stiamo recando in zone interne della Sicilia, dove contiamo di effettuare alcune escursioni geologiche e fotografie di paesaggio.
All'altezza di Caltanissetta un'interruzione della strada ci costringe ad una deviazione; decidiamo di prendere la strada per il Villaggio Santa Barbara e, ovviamente, effettuiamo una sosta presso Terrapelata.

Oggi l'area ha un altro aspetto: la Collina dei Vulcanelli è più "pulita" e "ordinata"; il grigio suolo argilloso è "liscio" e punteggiato da tanti piccoli conetti di fango attorniati da colate. Laddove il suolo è asciutto e secco si sono formate le classiche fratture di contrazione (mud cracks).

Mentre ci aggiriamo su quella superficie dall'aspetto lunare mi sento pervaso da un forte senso di stupore per questa meraviglia della natura. L'emissione di gas e fango si manifesta in diverse forme: ci sono i tipici crateri di fango, che qualcuno chiama grifoni (gryphons), qualche polla (mud pool), qualche piccola salsa (salsa lake) e le colate di fango (mud flows).
Qua e là l'acqua ha scavato qualche canale di deflusso.


vulcanelli di terrapelata

Un "grifone", vulcanetto di fango.


vulcanelli di terrapelata

Alcune "salse" gorgoglianti circondate da colate di fango.


vulcanelli di terrapelata

Dettaglio dei colori di una colata di fango, dovuti alla presenza di idrocarburi e sostanze minerali.


vulcanelli di terrapelata

Un vulcanello contenente una salsa, le colate di fango e le fratture di contrazione.


vulcanelli di terrapelata

Una polla temporaneamente asciutta ma che, ad intermittenza, si riempie d'acqua fino al rigurgito.


vulcanelli di terrapelata

Alcuni vulcanetti. La patina bianca che ricopre il suolo è dovuta ai sali disciolti nell'acqua.


vulcanelli di terrapelata

Una salsa.


vulcanelli di terrapelata

Una piccolissima polla gorgogliante.


vulcanelli di terrapelata

Vulcanello.


vulcanelli di terrapelata

Alcuni vulcanelli.


vulcanelli di terrapelata

Una piccola polla, temporaneamente asciutta, circondata da un sottile deposito salino.



Abbiamo lasciato Terrapelata contenti di questa inaspettata deviazione. E' stato bello osservare e fotografare questa bellezza, ma abbiamo anche visto quali possono essere le conseguenze delle violente esplosioni sulle vicine costruzioni. In passato le macalube sono state descritte come "malattia mostruosa della terra", come "pustole della terra", "schifose escrescenze del suolo". Noi, invece, le percepiamo come un qualcosa di bello, una delle tante meraviglie della natura.
Certo, possono essere pericolose, e allora ci chiediamo: perché l'uomo ha continuato a costruire intorno a Terrapelata?



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