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Infuso di fieno e sue varianti





Prima pubblicazione Gennaio 2013 - © Felice Placenti
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Introduzione

L'infuso di fieno, così come le sue tante varianti, è sicuramente il terreno di coltura più famoso ed utilizzato dai dilettanti, ed è anche uno dei migliori. Vediamo come si prepara.


Preparazione
Materiale occorrente:

  • una boccia di vetro di adeguata capacità (ottime quelle delle conserve alimentari);
  • una manciata di fieno (pochissimo, solo qualche ciuffetto);
  • acqua di rubinetto o, se questa dovesse contenere troppo cloro, acqua demineralizzata;
  • un pentolino.


Svolgimento:

Dal momento che il fieno contiene già un gran numero di microrganismi, l'ideale è sterilizzare il preparato mediante una leggera bollitura. A questo trattamento sopravvivono solo alcune specie di batteri che fungono da alimento per i microrganismi che si svilupperanno.
La bollitura, inoltre, arricchisce l'acqua di alcuni sali minerali, utili ai microrganismi.

Dopo la bollitura faremo raffreddare l'infuso, lo verseremo nella boccia, quindi aggiungeremo un po' di acqua prelevata da uno stagno o da qualunque altro ambiente acquatico in cui siano presenti le specie che vogliamo studiare.

Un ultimo passo consiste nel coprire la boccia in modo tale da far passare l'aria evitando, nel contempo, che sulla superficie dell'acqua possano arrivare polveri e altri microrganismi.
Se la boccia viene lasciata completamente aperta e senza l'aggiunta dell'acqua di stagno, dal nostro infuso si svilupperanno comunque alcune specie di microrganismi, per lo più ciliati (ma ovviamente non si tratta di generazione spontanea!).


Sviluppo dei microrganismi ed evoluzione dell'infuso

L'infuso così preparato si arricchisce subito di batteri. La specie che si sviluppa per prima è il Bacillus subtilis.
Dopo qualche giorno assisteremo allo sviluppo di una pellicola diafana sulla superficie dell'acqua. L'esame al microscopio rivelerà che si tratta soprattutto di ciliati. Il loro alimento è costituito dai batteri già presenti.
Con il passare del tempo intorno al fieno si formerà una nuvoletta di altri microrganismi, tra cui i famosi parameci.
Ovviamente seguiremo l'evolversi delle colonie di microrganismi eventualmente prelevati nell'acqua di stagno o in altri ambienti acquatici.

Con il passare dei giorni e delle settimane, nella nostra boccia vedremo alternarsi specie differenti. Tuttavia si tratta di un ambiente "artificiale" estremamente delicato. Di tanto in tanto occorre introdurre dell'altro fieno per reintegrare le sostanze e il substrato, oppure altra acqua di stagno contenente microrganismi per arricchire la coltura e avere sempre nuovi amici microscopici da osservare.


Alcune varianti

Alcuni studiosi suggeriscono di utilizzare altri materiali al posto del fieno, come foglie di insalata, anche vecchie, o fettine di cavolo navone(1).

Le foglie di insalata sono consigliate per le colture pure o quasi (una sola specie o pochissime).

I pezzettini di cavolo navone si possono impiegare "per la coltura massiva degli infusori" (Streble e Krauter). In questo caso i due autori suggeriscono di tagliare il cavolo in dadi di 1 cm di lato che, poi, "si lasciano seccare al sole o sul termosifone (a non più di 50° C)". Questi dadi secchi possono essere conservati e usati anche per due o tre anni.

Anni or sono, su internet trovai un'altra variante che consiste nell'aggiungere al fieno alcuni chicchi di mais.

Note

(1): H. Streble e D. Krauter - "Atlante dei microrganismi acquatici" - Franco Muzzio Editore.
Werner Nachtigall nel suo libro "Esplorare ed apprendere con il microscopio" (edizioni Il Castello) suggerisce anche l'utilizzo della rapa.


In questa pagina trovi un articolo sui sistemi di coltura con gelatine.

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